Canus

“Ho lasciato la campagna da ragazzo per inseguire i miei sogni. Ora che sono diventato canuto ho chiuso il cerchio e sono tornato alle mie origini, alla terra.”

Situata sul colle di Gramogliano a Corno di Rosazzo (Udine), Canus è nata nel 2015 per volontà di Otto Casonato. Di origini venete, Otto non ha saputo resistere al richiamo della terra, a cui oggi dedica con passione ogni sua giornata.
Salendo la strada per raggiungere questa azienda ci si imbatte in una vista mozzafiato sulle colline che si rincorrono tra i Colli orientali del Friuli e il Collio, dove il fiume Judrio fa da confine.

I vigneti si trovano intorno alla cantina e si estendono per 15 ettari, dove, sulla tipica ponca friulana (strati alternati di marne eoceniche e arenarie), crescono pinot grigio, friulano, sauvignon, chardonnay, ribolla gialla, merlot, pignolo, refosco dal peduncolo rosso e schioppettino. I microclimi sono molto variabili tra i diversi cru, ma li lega la protezione dal freddo delle prealpi Giulie e la costante ventilazione che proviene dal mare Adriatico che, ho “tastato con mano” nel mio pomeriggio in questa azienda.

Elisabetta (che si occupa delle visite e degustazioni) e Simone (che si occupa dei vigneti e della cantina) mi accolgono in azienda mentre sulle colline soffia una fredda e forte bora; sopra di noi il cielo è terso e il sole brilla sugli accenni di primavera. Ci affacciamo dalla terrazza panoramica dell’azienda ed ammiriamo le colline che ci circondano. Da qui iniziano a raccontarmi la storia di Canus.
Dal latino “canuto”, “senile”, a richiamare il valore della saggezza e i benefici dell’invecchiare, ad immagine di Otto che nella sua cantina famigliare ha posto il suo sogno di ritorno alle origini e della terra dalle lunghe tradizioni vitivinicole in cui ha fatto nascere la sua azienda.

Lavorano le uve che crescono nei terreni di loro proprietà, dove pongono la massima attenzione e rispetto per la natura (lotta integrata, fertilizzanti naturali, sovescio, sfalci). La vendemmia è totalmente manuale con una resa media che va dai 45 ai 70 quintali per ettaro (molto più al di sotto della resa definita dal disciplinare dei Colli Orientali del Friuli nel quale rientrano tutti i loro vini).

Abbandoniamo il forte vento sulle colline ed Elisabetta e Simone mi portano nel cuore dell’azienda. Entriamo dalla sala degustazione, dove poi torneremo, e passeggiando in questa piccola realtà tra i serbatoi di acciaio Simone mi innonda, soddisfacendo la mia curiosità, di nozioni tecniche. C’è una porta che però attira la mia attenzione… Elisabetta pian piano la spalanca e mi fa immergere in un altro mondo: qui riposa il vino (principalmente rosso) nel legno. Le luci creano un sotterraneo d’incanto: da un lato le botti, dall’altro una parete di ponca, lasciata al naturale. L’aria che si respira qui sotto è magica e profuma di uva, mosto, legno e mineralità.

Mi mostrano ogni angolo di questa piccola realtà che, però, ha tutto, prima di iniziare a degustare i prodotti della terra di Gramogliano.

Ribolla Gialla Spumante Brut (12° alcol) è la bollicina che apre i miei assaggi. Una presa di spuma di circa 100 giorni dona a questo Charmat una bollicina fine e setosa. Giallo brillante. Al naso regala sentori fruttati, principalmente di mela verde e mela golden, fiori bianchi ed eleganti e tipiche note minerali. Il sorso è vellutato e rotondo, minerale, sostenuto da una buona acidità e freschezza. E’ una Ribolla elegante, morbida e briosa.

Segue il Friulano DOC Friuli Colli Orientali 2018 (13° alcol). E’ il vino bianco friulano per antonomasia, qui chiamato ancora, (con nostalgia e rabbia) “Tocai”. Da bianco “da osteria”, sempre più valorizzato e reso unico, elegante ed identitario. Quello che assaggio in questa azienda è frutto di tre selezioni massali e di una piccola parte di affinamento in tonneaux. Giallo paglierino intenso con riflessi verdognoli. Al naso è ricco di note aromatiche: pesca, mela, mandorla, peperone verde, foglia di pomodoro, buccia di limone verde, fiori bianchi e gialli, erbe balsamiche tra le quali spiccano preponderanti la salvia ed il timo. Morbido in entrata al palato, sapido, con una buona acidità citrina ed una leggera dolcezza. Al retrolfatto regala intriganti note di radice di liquirizia.

Chardonnay DOC Friuli Colli Orientali 2018 (13,5° alcol) è il terzo vino che Elisabetta e Simone mi fanno assaggiare. Le sue note varietali vengono arricchite da aromi donati dall’affinamento in tonneaux nuovo per due mesi. Si presenta così con note di mela matura, vaniglia, burro, miele, caramello, leggeri profumi di legno e pepe bianco. Morbido, rotondo e sapido al sorso ma ben bilanciato da freschezza e acidità. Secondo i miei gusti è la veste migliore che lo Chardonnay possa indossare.

Prima di passare ai rossi Elisabetta non vuole farmi mancare l’assaggio del Gramogliano Bianco DOC Friuli Colli Orientali 2018 (13,5° alcol). E’ l’anima bianca di Canus che porta il nome del colle su cui siamo. Racchiude armoniosamente Sauvignon, Friulano, Ribolla gialla e Pinot grigio. Fresco, fruttato e con note balsamiche di timo. Regala una delicata vaniglia al retrolfatto, buona acidità e morbidezza al palato. Racchiude il sole e il vento di queste colline. Esprime l’equilibrio dei Colli Orientali e dei suoi vitigni bianchi, declinati al meglio a seconda dell’annata che la natura dona.

Sull’altro lato della medaglia di questa cantina c’è l’anima rossa:
Mezzo Secolo Rosso DOC Friuli Colli Orientali 2014 (15° alcol). Prende il nome dall’età del vigneto di Merlot (oltre 50 anni) che, insieme al Refosco dal Peduncolo rosso, dà origine a questa bottiglia. Il Merlot appassisce in pianta ed una parte nei fruttai; affina in legno per 5 anni ed infine viene creata la cuveè con il Refosco. Come avviene spesso per i prodotti migliori, nasce da un errore avvenuto nel 2007. Regala una beva intrigante capace di accompagnare piatti strutturati come brasati e selvaggina o momenti “meditativi”. Rosso rubino intenso con leggeri riflessi violacei. Ricco al naso di note che spaziano dal fruttato al vegetale: frutta rossa matura, sottospirito, amarena e ciliegia sciroppate, mirtillo, ribes, mora, maturi ed in confettura; si alternano eleganti note di violetta e fresche note balsamiche tra le quali emerge la menta; profuma di fieno e foglie di tabacco e di cacao che emerge ancor più al retrolfatto, dopo un sorso caldo, rotondo, corposo, ma fresco.

L’ultimo assaggio è l’autoctono Pignolo DOC Friuli Colli Orientali 2012 (14°alcol). Un vitigno di antiche tradizioni poco conosciuto e piuttosto raro. Rosso rubino intenso con leggeri riflessi granati. Al naso regala note di confettura di frutti rossi, prugna, amarene sciroppate, cacao, cioccolato, nocciole tostate e note balsamiche. Rotondo, pieno, corposo al palato e giustamente tannico. Un sorso rustico e bello aggressivo ma che regala immensa piacevolezza e un retrolfatto aggraziato di note di vaniglia e gianduia.

“Sospinta dalla bora” ridiscendo la collina e saluto Canus, i Colli Orientali del Friuli, Elisabetta e Simone con l’immancabile “alla prossima!”.