Simon di Brazzan
Un vignaiolo dinamico, anzi…biodinamico

Daniele è un vignaiolo a 360°: dalla vigna alla vendita. Entrare nella sua azienda è letteralmente entrare a casa sua, con la mamma che ci accoglie appena arrivati.

Siamo a Brazzano di Cormons (Gorizia), ed a parlarci della sua piccola, casalinga, ma impeccabile cantina è Daniele Drius, da 26 anni impegnato nella conduzione dell’azienda di famiglia, subentrato al nonno materno Enrico Veliscig, soprannominato Simon di Brazzan, che, con la nonna Caterina, iniziò l’attività negli anni ’50. Inizialmente l’azienda era di tipo tradizionale, oltre alla produzione di uva da vino (all’inizio erano 3 ettari e mezzo coltivati a friulano, pinot bianco, malvasia, merlot, cabernet franc e pinot nero), un’ampia fetta del loro impegno lavorativo era dedicato agli animali (bovini da latte, maiali e animali da cortile). Un contesto rurale tradizionale dove Daniele è nato e cresciuto.

La prima svolta si ha negli anni ’80 quando la famiglia decise di chiudere la stalla e di dare maggior rilevanza all’attività vitivinicola, ampliando i locali della cantina ed impiantando nuovi vigneti.

La vera svolta avviene però sotto le mani di Daniele, perito agrario e poi laureato in enologia all’Università di Udine. Raccogliendo l’esperienza dei nonni e fresco di studi tecnici, inizia ad osservare le vigne con più consapevolezza e sensibilità. Si passa così da sistemi di allevamento e potatura delle viti che davano quantità (la necessità di un tempo) a sistemi che puntano al miglioramento della qualità: cordone speronato per pinot bianco, malvasia, pinot grigio e merlot e guyot singolo o doppio per sauvignon e friulano. La sua consapevolezza e sensibilità si traduce in rispetto della pianta e dell’ambiente in cui vive: dal 1986 abbandona i trattamenti chimici, iniziando ad utilizzare letame, rame e calce (poltiglia bordolese), con l’obiettivo di ridurre l’apporto di rame negli anni.
Prima con l’approccio al biologico e poi, con razionalità e studio, al biodinamico, Daniele capisce che l’importanza parte tutta dalla terra: “La vera diversità ce l’hai sotto i piedi quando vai nel vigneto”; ed è lì che concentra tutte le sue forze e la maggior parte del suo lavoro.

Da nove anni ha iniziato ad approcciarsi alla parte agronomica, iniziando ad utilizzare i metodi biodinamici, utilizzando i preparati 500 (cornoletame) e 501 (cornosilice); in autunno si preparano i terreni per seminare il sovescio, mix di erbe seminate a file alterne, lasciate crescere fino alla fioritura, poi verso metà maggio vengono sfalciate ed interrate, migliorando così la fertilità del terreno e permettendo all’ecosistema (funghi, batteri, insetti) di essere eterogeneo, facendo sì che anch’esso contribuisca ad apportare sostanze preziose alla vite. “Il grande segreto è proprio quello di gestire bene il suolo” dice Daniele, “il passaggio alle tecniche della biodinamica hanno fatto cambiare marcia al terreno; ho visto le differenze della terra: più morbida, più sciolta, con una diversa capacità di trattenere l’acqua, permettendomi così anche di lavorare in vigna con trattori più leggeri e quindi meno invasivi. Ho notato uniformità di crescita ed equilibrio nella vigoria. La terra deve essere una spugna che libera vita e cede elementi alla pianta”.
Prendersi cura della terra e delle viti diventa così preambolo della produzione di vino totalmente identitario del luogo in cui nasce.
“L’aspetto più bello è raggiungere la maturazione dell’uva (non quella tecnica). Quando vedo che i vinaccioli sono marroni, vuol dire che la pianta è matura e nel caso dei miei vini, ciò permette di completare l’acidità che un po’ manca, per raggiungere il completo equilibrio organolettico alla beva”, e ciò può essere letto come rispetto dei tempi e delle dinamiche naturali.

L’attenzione riposta in vigna, con le piante dislocate in diversi appezzamenti tra Brazzano, Dolegna del Collio e Mariano del Friuli, al fine di riservare ad ogni varietale la sua terra più vocata, all’interno di 14 ettari totali coltivati, continua anche in cantina dove, prima di tutto, l’uva viene ricontrollata per la cernita dei grappoli che presentano difetti. Per la parte enologica Daniele si avvale del supporto di Natale Favretto, enologo di fama mondiale molto attento al rispetto dell’identità territoriale. All’identità territoriale in vinificazione si somma poi anche l’identità del produttore, e quella di Daniele emerge dalla macerazione di tutte le uve dei suoi vini bianchi. In quelli “giovani e freschi” la macerazione caratterizza il prodotto in piccola parte, in quanto vengono prodotti con due vinificazioni differenti: quella tradizionale con macerazione completa delle bucce in tini tronco-conici da 25 ettolitri e quella con macerazione breve di una notte e fermentazione in acciaio. In primavera si fanno i tagli delle due vinificazioni (una parte di legno con fermentazione malolattica e due parti di acciaio). In questo modo Daniele mira ad ottenere un vino più personale, mantenendo la tipicità, cercando di enfatizzare la piacevolezza sia olfattiva che gustativa. Grazie a questo, seppur piccolo apporto di massa macerata, Daniele fa ai propri vini, anche una buona iniezione di antiossidanti naturali, conferendo al vino finito un maggior potenziale in termini di longevità.

Ascoltare Daniele che ci mostra e ci spiega ogni angolo ed ogni segreto della sua cantina è un piacere, ma è giunto il momento degli assaggi…

Il primo vino che ci versa nel calice è il Pinot grigio DOC Friuli 2019 (13,5° alcol). Si presenta di un bel giallo paglierino intenso con riflessi rosati. Fruttato al naso con ricordi di mela, banana, frutta esotica, buccia di limone e soffuse note di miele e vaniglia. Al palato è morbido, rotondo, con una leggera dolcezza e una buona acidità.

Assaggiamo poi la sua identità più rappresentativa: Blanc di Simon Friulano DOC Friuli 2019 (13,5° alcol), per metà vinificato in acciaio, per metà in legno di cui una parte macera nelle botti e una parte fermenta in tini grandi. Si presenta color giallo paglierino con riflessi verdognoli; al naso è delicato e ricorda note floreali di fiori bianchi e gialli e note fruttate di pera, mela, ananas, ananas sciroppato, frutta matura, mandorla e note minerali; caratterizzato da un’elegante complessità aromatica, morbido e rotondo al palato, con retrolfatto persistente. Abbinamento ideale per un tagliolino al San Daniele.

La Malvasia Venezia Giulia IGT 2019 (13,5° alcol) è il terzo assaggio; è il vino che rappresenta l’identità di Simon di Brazzan assieme al Friulano. I vigneti, divisi tra Mariano del Friuli, dove i terreni argillosi regalano la grassezza e Brazzano, dove quelli sassosi spingono sulla linearità e l’alcolicità, regalano un prodotto completo, equilibrato ed indentitario: escono così le note di mela verde, chiodi di garofano, pepe bianco, fiori bianchi ed alla beva presenta una bella struttura, freschezza e verticalità.

Segue il Sauvignon Venezia Giulia IGT 2019 (13,5° alcol), 50% acciaio, 50% legno. Frutta esotica, pompelmo, salvia, timo, rosmarino, delicate note verdi di foglia di pomodoro, pomodoro verde, peperone…ma molto delicato ed emerge in secondo piano. Buona sapidità al palato, al limite del salato, fresco e con una buona vena di acidità citrina. Un Sauvignon elegante ma pieno di personalità.

Rinè Blanc Bianco Venezia Giulia IGT 2017 (13,5° alcol), è il bianco dedicato alla nonna Caterina (Rinè) “che mi ha insegnato le cose più facili e l’esperienza nella potatura” ci dice Daniele. Vinificato solamente in acciaio, mantiene i caratteri di freschezza delle uve che lo costituiscono: pinot bianco (50%), sauvignon (25%), malvasia (20%), traminer aromatico (5%). Giallo intenso con riflessi verdognoli. Al naso profuma di albicocca in tutte le sue vesti: fresca, matura, sciroppata e in confettura; profuma di frutta esotica, banana, pera e datteri con eleganti note speziate e di pepe bianco. Pieno al palato, minerale con una profonda sapidità, rotondo, caldo e persistente.

Blanc di Simon Tradiziòn Bianco Venezia Giulia IGT 2016 (14°alcol) è il friulano della tradiziòn. Ho avuto la fortuna di assaggiarlo direttamente dalla botte e poi dalla bottiglia per capire e carpire note e personalità. E’ il Friulano più ricco che vede inizialmente una macerazione sulle bucce di circa 25 giorni, con la presenza di soli lieviti indigeni, segue poi l’affinamento, per 30 mesi, in tonneaux da 750 litri di diversi legni per caratterizzarlo di note speziate in uno o note dolci nell’altro, così poi da creare il blend ideale che affina in due passaggi nelle botti grandi (botte grande prima e botte grande di secondo passaggio poi).
Giallo intenso dorato.
Ricco ed intrigante al naso di note di caramello, agrumi (cedro), uva passa, legno, vaniglia, burro, pasta frolla, miele di tiglio e di acacia, arancia candita, caramella, zucchero, freschezza di caramella alla liquirizia e note balsamiche di menta, fichi secchi, confettura di albicocca, crostata, pasticcino. Una complessità unica ed affascinante che lo rende quasi un vino da meditazione. Morbido al palato, morbidissimo, vellutato… avvolgente, equilibrato e molto persistente.
L’abbinamento ideale è quello che prevede piatti nobili come le tagliatelle ai funghi porcini, uova e tartufo o l’anatra, come ci consiglia Daniele. Non resta che provare!

Dopo la carrellata dei vini bianchi, Daniele inizia a stappare i rossi: Cabernet Franc e Merlot.

Cabernet Franc Venezia Giulia IGT 2019 (12,5°alcol). Vinificato in tini di legno con lieviti indigeni. Rosso rubino con riflessi violacei. Al naso emergono le caratteristiche note vegetali, pepate e speziate accanto alla ciliegia, alla prugna, alla fragola ed al ribes. Fresco e balsamico al palato con aromi persistenti al retrolfatto. E’ il rosso rustico, tipico e della tradizione delle terre friulane.

Assaggiamo poi la prima veste del Merlot, quella più fresca: Merlot Venezia Giulia IGT 2018 (13° alcol). Rosso rubino con riflessi violacei. Fragola, fragolina di bosco e lampone, piccoli frutti rossi. Al sorso è deciso, fresco e poco tannico, con la frutta e leggere note balsamiche che ritornano al retrolfatto e ne richiamano un altro sorso. E’ il rosso dell’aperitivo friulano… la merenda con pane e salame. Non potrebbe richiedere di meglio.

Concludiamo con una bottiglia che, prima di essere un vino, è un importante omaggio.
Centenario Merlot Venezia Giulia IGT 2016 (13,5° alcol). E’ la bottiglia dedicata ai 100 anni del nonno, il capostipite della famiglia e dell’azienda. Racchiude le caratteristiche migliori del Merlot che viene affinato in legno per due anni. Sul retroetichetta è riportata una dedica, fatta per l’occasione dal professor Emilio Rigoni di Aquileia. (Andate a trovare Daniele, comprate la bottiglia e leggetela….vi emozionerete anche voi).
Rosso rubino intenso con leggeri riflessi mattone. Ciliegia, fragola, prugna, frutti rossi, lamponi, spezie, pepe e leggera vaniglia. E’ un vino dal sorso corposo e armonico, che racchiude la storia, la vita, la terra e la tradizione. Bevetelo pensando a questo, all’importanza di ciò che c’è stato prima di noi, magari accompagnato ad un buon arrosto condiviso tra le mura di casa.

In questo angolo di Friuli si respira aria di famiglia e identità. Nonostante l’aiuto tecnico-enologico, qui si sente che Daniele tiene l’azienda stretta tra le sue mani, quelle mani da vignaiolo dinamico (anzi, bio-dinamico) che con dedizione e tanta umiltà lavora la sua vigna e crea, a suo stampo, dei grandi vini unici che restano nel cuore, portando sempre un po’ con sé tutto ciò che il nonno Enrico gli ha lasciato.