Muzic


Incantata da una verticale di Collio bianco lo scorso anno e di Malvasia poche settimane fa non potevo non promettere a Fabijan di andarlo a trovare a casa sua.
Un sabato d’estate con un sole splendido nel cielo.
Un amico toscano in visita in Friuli.
Quale occasione migliore per dedicare una mattinata ad un angolo di questa regione che è una cartolina?!
Siamo in mezzo alle colline, coperte di vigneti, di San Floriano del Collio. Il panorama è a dir poco spettacolare, le leggere brezze e il silenzio di una calda giornata di giugno.
Fabijan ci racconta con passione, amore ed entusiasmo tutto quello che si può sapere dell’azienda di famiglia. Tramandata da quattro generazioni ora è lui l’ultimo anello della catena.
Si emoziona raccontando le storie dei suoi nonni, della vita e dei sacrifici dell’epoca, mentre siamo nella piccola barricaia.
Ci spiega, mentre passeggiamo in cantina, i suoi studi continui per dar giustizia ai vini che imbottiglia.
Le ore passano e volano veloci, ma sono una spugna che assorbe tutte le parole e tutti i segreti che ci confessa. Non tralascia dettagli, condivide a pieno con noi la sua vita, il suo lavoro, i suoi studi, la sua passione.
C’è un’attenzione unica in ogni dettaglio.
Ci spostiamo nella sala degustazione (“finalmente” dice il mio lato da sommelier). Siamo al primo piano della cantina con le vetrate che si aprono sul paesaggio che, da qui, sembra ancora più bello.
Primo vino.
La pesca gialla, il rosmarino, la menta, una leggera mineralità mi sfiorano il naso.
Ribolla gialla.
La semplicità del Friuli elegante e moderno.
La sposa del più rustico e vegetale Friulano che segue nell’assaggio.
Con il terzo vino faccio un tuffo a qualche settimana prima, a quella verticale che mi aveva lasciato non-inaspettate emozioni. La Malvasia la ritrovo, così come la ricordavo, fruttata, floreale, aggraziata in tutta la sua tipicità.
Chiudiamo gli assaggi con l’apice delle emozioni: Collio bianco, Stare Braide, 2016.
Morbido, complesso, equilibrato, ricco di frutta matura, succosa, mineralità, frutta secca, balsamicità. Regala una rotondità unica e avvolgente in bocca.
C’è la Ribolla gialla, il Friulano, la Malvasia istriana. Ci sono altri piccoli segreti dentro e dietro questa bottiglia che Fabijan decide di condividere con noi… portandoci nello storico vigneto dove nasce.
Là dove, ci confida, non porta quasi mai nessuno.
Nella “vigna del Tinta”, quel vigneto vecchio e abbandonato che la famiglia Muzic ha deciso di acquistare, dove ci sono tanti segreti che neanche loro ancora sanno e mai saranno svelati.
Forse è proprio questo il bello.
Forse è proprio qui la magia della loro punta di diamante: i misteri che non verranno mai svelati e che solo la storia e la natura custodiranno gelosamente.
