Antico Broilo

Dove la musica “culla” il vino
Massimo Durì, giovane ed intraprendente, ci accoglie nel suo bell’angolo di Friuli. È la quarta generazione dell’azienda Antico Broilo di Prepotto.
5 ettari di vigneto di proprietà divisi tra Friulano, Ribolla gialla, Refosco dal peduncolo rosso, Merlot, Schioppettino, Pinot Nero e, il più vecchio con viti di 60 anni, Cabernet Franc.
I vigneti si trovano su terreni marnosi, in una zona particolarmente ventilata nelle immediate vicinanze del torrente Judrio che fa da confine tra le province di Udine e Gorizia.
L’interfila è inerbito per spingere le viti ad andare a cercare l’acqua del fiume in profondità. Da anni l’azienda ha abbandonato il diserbo chimico e lavora in regime biologico. Non manca un’attenta selezione degli acini, togliendo quelli non perfetti, durante la vendemmia che avviene sempre manualmente.
Massimo si definisce un eremita rossista circondato da bianchisti.
Seleziona le botti in base alla diversa tostatura, allo spessore e alle piccole caratteristiche che solo un produttore minuzioso sa. Refosco, Merlot, Schioppettino, Pinot Nero e Cabernet Franc riposano nelle 162 barriques, nella loro interezza; li accompagnano anche una parte di bianchi (il 10-15% di Friulano e Ribolla gialla fanno un passaggio in legno).
Iniziamo qualche assaggio qui per comprendere anche l’evoluzione dei prodotti che stanno maturando in questa piccola cantina semplice e funzionale, dove i passaggi della vinificazione sono ridotti all’essenziale: fermentazione spontanea, uso limitato della solforosa e “magici” esperimenti di dinamizzazione dei vini.
Notiamo uno stereo e delle casse sparse qua e là tra le botti.
“Attraverso le vibrazioni ottenute con la musica si ottengono effetti simili a quelli del battonage costante” ci dice Massimo.
Razionale e scientifica come sono su certe cose storco un po’ il naso… ma poi la ‘Me Sommelier’, più poetica, prende il sopravvento: “cosa vuoi che sia credere anche un po’ alla magia… Alla fine basta che i vini siano buoni!”.
Così mi appresto all’assaggio per averne le prove….
Iniziamo dal fresco, fruttato e balsamico Pinot Nero Friuli Colli Orientali DOC 2017. Una mix di note morbide sia al naso che al palato: frutti rossi, legno di liquirizia e liquirizia dolce, cioccolato bianco che esplode in bocca.
Assaggiamo poi subito il padrone della zona: lo Schioppettino di Prepotto. Due le vesti che Massimo ci presenta nel calice.
Schioppettino di Prepotto COF DOC Riserva 2015 affinato in legno nuovo (di primo passaggio) e la versione affinata in botti di terzo passaggio.
Ricco il primo di note di frutta rossa e viola (fragole, ciliegie, prugne, frutti di bosco) cotta, in confettura e sottospirito; note floreali di violetta e rosa rossa, anche essiccata; note fumè e speziate di pepe bianco, cacao, fava di cacao che poi esplode all’assaggio… i profumi percepiti al naso esplodono ancora di più al palato e lasciano una lunga persistenza estremamente aromatica e piacevole.
Molto più morbido e speziato il secondo, elegante con un tannino leggero e aggraziato che accompagna le note, per lo più, di frutta scura come i mirtilli, l’amarena e la prugna.
Quarto assaggio: Merlot COF DOC 2015. 14° alcol. 24 mesi di affinamento in legno che lo rendono morbido e molto persistente di aromi (frutta rossa, mirtilli, leggero vegetale e leggera speziatura) e di sensazioni al palato.
Proseguiamo con il Cabernet Franc COF DOC 2016, dalle viti più antiche, che ci regala le immancabili note vegetali di fieno, tè, foglie secche e umide, affianco alle note fruttate di frutti viola e rossi asprigni (che rimandano al ribes, al lampone); le note fumè e di tabacco escono al palato. Molto morbido, tannini leggeri e aggraziati alla beva.
Ultimo rosso, l’autoctono Refosco dal peduncolo rosso COF DOC 2015. Non manca l’eleganza e l’equilibrio sia al naso che al palato con notevoli ricordi di cioccolato.
Eleganza e speziatura, quindi, nel Pinot Nero, nello Schioppettino e nel Cabernet Franc; in contrasto con la maggior struttura di Merlot e Refosco dal peduncolo rosso.
Morbidezza, intensità di aromi e persistenza filo comune.
Vini rossi che descrivono Massimo nella sua introspezione ma anche nella sua ricchezza di carattere.
Un assaggio “controcorrente”, come lui.
Passiamo, infatti, per concludere, ai bianchi: Friulano e Ribolla gialla.
Friulano COF DOC 2016. Anche qui ritroviamo la struttura aromatica sia al naso che in bocca; l’acidità, caratteristica tipica del vitigno, qui non è poi così spinta. È fruttato, con note di albicocca, mandorla leggera e tipica e buccia di arancia essiccata; emergono note di ginestra, camomilla, liquirizia e anice; note vegetali – balsamiche leggere e soffuse.
Una beva unica per un vino “semplice” come lo è il Friulano.
“Provate ad accompagnarlo con del bollito o la lingua salmistrata” ci consiglia Massimo, “accanto ai più classici e territoriali abbinamenti con salumi, insaccati, salami e pancetta”.
Ribolla gialla COF DOC 2017. Più struttura, ricchezza e atipicità di aromi per questo ultimo assaggio. Qui si sente il legno nella morbidezza – dolcezza del tannino che combatte con una forte acidità e notevole freschezza. Un vino che può avere ancora lunga vita…
Fiori gialli, ginestra e mineralità al naso che contrastano e destabilizzano con le note di senape, curry e pera che ci regala il retrolfatto, lungo e persistente. Note date dal legno e che rendono questa Ribolla ottima per gli abbinamenti con la cucina etnica (pollo al curry, risotti speziati) o, rompendo un po’ le regole, con formaggi a pasta dura.
Magia o no, o riti “poco scientifici”…ma questi vini mi hanno stregata.






