Venissa Bianco. Un pranzo “quasi stellato” e…una giornata d’oro

Qualche mese fa vi ho raccontato la mia visita al vigneto Venissa, nell’isola veneziana di Mazzorbo, unico ettaro (scarso) al mondo di uva Dorona.
Una storia di riscoperta e valorizzazione, da parte della famiglia Bisol, per salvare questa unicità.
Sono tornata qui per assaggiare quel nettare di-vino: il Venissa Bianco… calice di emozioni sensoriali per introdurre un pranzo “quasi stellato” all’Osteria Contemporanea.

La giornata non poteva essere delle migliori: temperatura mite autunnale ed un bellissimo sole a baciare la laguna. Arrivo a Venissa per pranzo, dopo un breve giro tra i colori di Burano. Il tempo è ideale per pranzare fuori, nel porticato dell’Osteria Contemporanea, con alle spalle il vigneto che ci osserva (e ci fa compagnia). Nel ristorante c’è un lieve brusio dei turisti e dei veneziani che hanno deciso di passare qualche ora qui, assaporando i gusti dell’isola; ma il silenzio della natura prevale. È l’atmosfera giusta per immergersi in un mondo parallelo ed iniziare ad assaporare…

Ci siamo. “Finalmente ti assaggio…”, dico tra me e me. Sono emozionata, ma al contempo preoccupata: “tanta aspettativa…e se poi non mi piace?!”. L’approccio con i grandi vini unici è un po’ sempre questo.

Venissa Bianco – Dorona – Veneto IGT 2015, 13° alcol. Il cameriere me lo presenta e me lo serve nel bellissimo calice pronto ad accoglierlo.
Le uve Dorona, che crescono in questo fazzoletto di terra, macerano per tre mesi sulle proprie bucce per affinare poi quattro anni in vasche di cemento. Anche la vinificazione è unica, ma rispecchia la tradizione di un tempo, affinata con la sapienza dello studio e dell’evoluzione enologica.
Il nettare scorre dalla bottiglia da mezzo litro, luccicante della foglia d’oro applicata, nel calice. È un giallo oro inteso ed il sole lo fa brillare ancora di più. Sono incantata, quasi tentenno nel prendere il calice in mano ed avvicinarci il naso. Già il colore mi ha rapita.
Aromi unici sono quelli che regala: frutta esotica in confettura, frutta candita, zafferano, erbe balsamiche e note iodate che riportano il mare ed il sale nel bicchiere. Escono anche l’albicocca, la susina, le mandorle e leggere note agrumate. Venissa è un bianco che si mostra subito pronto ad una lunga evoluzione nel tempo. È avvolgente, diretto, non troppo complesso, ma assolutamente non banale. Entra netto, diretto e dritto anche al primo sorso; stupisce la freschezza, la spiccata acidità e le, non inaspettate, note salmastre ben marcate. La frutta esotica ritorna lieve poi al retrolfatto. Non c’è una lunga persistenza, per un vino che dal naso annuncerebbe una maggior corposità. Al palato sconvolge con freschezza e franchezza, immediatezza e linearità. È un sorso che si distingue e resterà impresso nel tempo. Gianluca Bisol è riuscito a creare un vino specchio della gente veneziana: ricca, affascinante, magica, ma in fondo, semplice, schietta e diretta…e comunque unica. È un vino da capire, ma è per tutti.

Lo sorseggio un po’ per volta, voglio captarne l’evoluzione tenendomelo nel calice a farmi compagnia durante tutto il pranzo, che inizia con una selezione di cicchetti creati sulla filosofia dell’Osteria: alici marinate al lime, baccalà mantecato, ricciola affumicata, uova di quaglia con acciughina, uova di seppia alla menta. La bollicina di Prosecco Brut Bisol apre la degustazione, abbinato a questo primo antipasto. Intenso, fresco, profumato (pera e mela emergono con eleganza) è la perfezione soprattutto per le alici marinate al lime; lo sposalizio che mi colpisce di più.

Con il secondo antipasto vinciamo facile: datemi la polenta, di qualsiasi tipo, sotto qualsiasi forma e mi renderete la persona più felice al mondo. Se poi me la servite con le schie fritte “allora…ciao…”. Con il vino facciamo un salto in Piemonte: Piccolo Derthona 2019 Vigneti Massa, quello proposto in abbinamento alle schie fritte con polentina morbida. Il Derthona è l’emblema del Timorasso nei Colli tortonesi. Intenso e generoso, è un bianco dai netti profumi agrumati e floreali, con lievi cenni idrocarburici. In bocca il sorso è denso, ampio e profondo e si sviluppa con sapidità e contrasto fino ad un finale pieno e persistente, dai ritorni fruttati. Walter Massa ha contribuito alla diffusione del timorasso, autoctono del tortonese quasi dimenticato. Il Piccolo Derthona è una versione immediata e giovane, ottenuta dai vigneti più recenti.

Il primo piatto sono degli gnocchi di patate fatti in casa con ragù di pesce e salicornia selvatica. La delicatezza di questo piatto ben si sposa con il Lugana 2019 Cà Lojera servito. Note agrumate di mandarino, melone, menta al naso; sapido, fresco e minerale nella sua tipicità al palato.

Il trancio di corvina, patata liquida, cicoria ripassata e polvere di rosmarino ci viene servito come secondo piatto. Il vino in accompagnamento mi è arrivato dritto al cuore fin dal primo sorso: Bianco infinito 2014 Maeli. Un blend di Moscato e Chardonnay dei Colli Euganei che mi ha stregata con la sua eleganza e la sua persistenza: note di zagara e fiori di magnolia, aromi fruttati di pesca e frutta gialla, agrumi, erbe aromatiche; morbidezza e ricchezza di aromi ben bilanciati da una vena acida e una chiusura sapida che rende il finale complesso e il vino uno di quelli “da ricordare”… (cercare, e acquistare…) all’infinito.

Il dolce, per concludere quest’esperienza di profumi e sapori, non poteva che essere il tiramisù. Rivisitato, però, dallo chef, con gelato al caffè e mascarpone sifonato. L’accompagnamento con un cocktail di Vermuth rosso (prodotto dall’Osteria Contemporanea), caffè è Kahlùa, è stato tra i migliori. Una fresca, dolce ma decisa chiusura.

Esco dal ristorante con il sorriso, con ricchezza ed un’esperienza in più nel cuore, che hanno reso questa giornata d’oro (proprio come il primo sorso) che…doveva essere ricordata e festeggiata.

Ciao Venissa, alla prossima!