Valpolicella, la valle dalle molte cantine

“…non lo splendore del paesaggio, non gli eventi della storia, non i monumenti dell’arte, non i canti dei poeti, ha servito a render nota la Valpolicella quanto il suo prodotto tipico: il vino.”

Queste le parole del giornalista e scrittore Giuseppe Silvestri per descrivere la Valpolicella. Terra che, al nominarla, ci fa subito pensare al vino, all’Amarone in particolare; ma la Valpolicella non è solo Amarone.

L’etimologia del nome è val polis cellae, cioè valle dalle molte cantine.

Siamo in Veneto, tra il lago di Garda e Verona, a sud dei monti Lessini. In provincia di Verona, su un territorio che comprende 8 comuni: Sant’Ambrogio in Valpolicella, Fumane, Sant’Anna d’Alfaedo, Negrar, San Pietro in Cariano, Marano in Valpolicella, Pescantina e Dolcè.

I terreni sono perlopiù calcarei con sedimenti alluvionali in pianura.

Il clima è mite e temperato; una peculiarità è l’assenza di nebbie in quanto le valli sono disposte in direzione nord-sud, quindi i venti che scendono dalle montagne permettono un clima pressoché asciutto in tutta la zona.

Le uve coltivate sono Corvina veronese, Corvinone, Rondinella, Molinara e Oseleta.

La Corvina veronese è il più nobile dei vitigni autoctoni della Valpolicella, ha una buona vigoria che trova contenimento nei terreni poveri argilloso-calcarei; è una varietà a maturazione tardiva (fine settembre – inizio ottobre). Il grappolo è di medie dimensioni, piramidale e compatto. Presenta acini con buccia spessa di colore blu-violetto intenso. Il vino a cui dà vita è di colore intenso, elegante, strutturato, di notevole freschezza, con buon tenore tannico.

Il Corvinone è simile alla Corvina. Può sostituirla in uvaggio fino al 40%. Presenta un grappolo di dimensioni maggiori rispetto alla Corvina con acino grosso dalla buccia spessa; se vinificata fresca tende a generare uno squilibrio tra parte solida e liquida, quindi trova espressione dopo il processo di appassimento.

La Rondinella è un’uva autoctona della zona. È un vitigno rustico: si adatta bene a diversi climi e terreni. Il grappolo è medio e abbastanza compatto. L’acino è nero-viola con buon equilibrio tra parte solida e liquida. Se vinificata in purezza dà un vino di colore rosso rubino scarico, non molto corposo, poco tannico, con un profumo fruttato intenso.

La Molinara fino al 2003 era una delle varietà obbligatorie per la produzione dei vini DOC di questa zona. Dato il suo scarso apporto di sostanze coloranti e di struttura viene oggi utilizzata in modo marginale ed è destinata prevalentemente alla produzione del Valpolicella, considerato anche l’interessante contenuto di note minerali.

L’Oseleta è un antico vitigno veronese. Il grappolo è piccolo e compatto. L’acino è blu-nero, medio con buccia spessa. Al vino dà colore (rosso rubino carico), intensi aromi fruttati e speziati, struttura, sapidità e persistenza. Utilizzato in uvaggio per apportare corpo e colore.

Come ho riportato all’inizio, la Valpolicella non è solo il noto, a livello mondiale, Amarone DOCG. Qui si producono anche: Valpolicella DOC, Valpolicella Ripasso DOC e il Recioto della Valpolicella DOCG, il “fratello dolce” dell’Amarone.

La leggenda narra che l’Amarone sia nato per caso: un vinificatore, Adelino Lucchese (capo cantina della cantina sociale della Valpolicella nel 1936), si dimenticò una botte di Recioto; qui i lieviti naturali presenti nel vino, fermentando, trasformarono tutto lo zucchero in alcol. Accortosi esclamò: “senti che amaro è questo vin, anzi è molto amaro, è amaron!.

Così nacque il nome…e il vino.

In realtà non era proprio amaro, ma secco e asciutto rispetto al Recioto a cui si era abituati.

Il vino “base” è quello che si fregia del nome Valpolicella DOC:

al calice è un vino fine ed elegante da giovane, dal colore rosso rubino, il profumo sottile con note di ciliegia matura e rosa, pepe, mandorla fino a sentori maggiormente speziati e di confettura di frutti rossi con l’evoluzione; dal sapore fresco, secco e morbido, piacevolmente tannico con una nota amara sul finale che non stona mai, anzi, lo rende ancora più vivace.

La versione Superiore, proveniente da uve scelte, deve avere da disciplinare un affinamento minimo di un anno e può così presentarsi con il caratteristico colore rubino con alcune note granate; il profumo lievemente etereo e di vaniglia; il sapore affinato, armonico, secco e vellutato.

Il Recioto può, in un certo senso, essere considerato il capostipite di Amarone e Ripasso.

Le uve appassite vengono fatte fermentare bloccando però la fermentazione, lasciando così un residuo zuccherino importante. Note morbide e complesse: frutti rossi, confettura, cioccolato, che lo rendono ideale con dolci secchi, al cioccolato, desserts e formaggi.

Utilizzando il Valpolicella base, “ripassato” prima di essere affinato in botte sulle vinacce appassite ed esauste dell’Amarone per circa 15-20 giorni, viene prodotto il Ripasso. Questa tecnica rafforza la struttura del vino, conferendogli le note tipiche dell’Amarone.

L’Amarone, il re della tavola e degli assaggi in questa zona, accompagnato a carni rosse, selvaggina e pietanze saporite o, perché no, con un pezzo di cioccolato in “momenti di meditazione”. I suoi sentori complessi di frutti rossi e frutti di bosco, sia in confettura sia sottospirito, floreali, balsamici, speziati e con ricordi di cioccolato e cuoio, lo rendono importante nel calice. Importante in tavola, negli aromi, grande struttura e rotondità al palato, ma anche nel grado alcolico.

Quattro vini prestigiosi che, nella “valle dalle molte cantine”, prendono vita con le leggere sfumature che solo le diverse sottozone e i tanti produttori riescono a dipingere.