THOMAS KITZMŰLLER

Vini che “hanno tutta la dignità della povertà”
Lui è Thomas Kitzmüller.
L’azienda porta il suo nome ed è nelle sue mani. Alla lettera. Proprietario, agronomo, enologo, potatore, vendemmiatore… tutto quello che c’è da fare qui lo fai lui.
Thomas, discendente da una famiglia di artisti, è egli stesso artista delle sue bottiglie dal 2002.
La nonna friulana gli ha lasciato in eredità l’amore per questa terra, il nonno austriaco il cognome e l’estro.
Mi viene incontro in sella ad una vecchia bici. E mi fa accomodare nel suo angolo di terra.
Siamo a Brazzano, Cormons. Dove la strada fa da confine tra la collina argillosa e la pianura ghiaiosa, tra la DOC Collio e la DOC Isonzo. Dove per pochi metri la stessa tipologia di vitigno dà frutti che poi nel calice sono quasi discrepanti. È il terreno… e il terroir. Fil rouge: mineralità, sapidità e l’impronta di Thomas, su vini che “hanno tutta la dignità della povertà” come dice lui. Friulano in primis, Ribolla gialla e Malvasia. Il trio friulano d’eccellenza. Pochi ettari, poche bottiglie, selezionata qualità.
L’attenzione per la natura si osserva nella cura dei filari e nei trattamenti impiegati.
Le viti più antiche, di 40 anni, sul monte Quarin sono coltivate a cappuccina, quelle più giovani in pianura, a guyot.
Iniziamo l’assaggio.
Ribolla gialla DOC Collio 2016. Profumo pulito e note minerali affianco a quelle agrumate, citrine, che ricordano il pompelmo rosa, una leggera rosa che fa emergere anche i sentori floreali.
Friulano DOC Isonzo 2016. Figlio di un’annata calda e secca che si rispecchia in una potenza e un calore maggiore della normalità. Vino semplice e un po’ austero al naso per poi aprirsi ed esprimersi in bocca con forti aromi e potenza, mineralità e sapidità.
Friulano DOC Collio 2016. A differenza dell’isontino, la zona collinare non ha avuto ripercussioni climatiche; il vino, così, è riuscito a rimanere in linea con le annate precedenti. Varietale al naso, corposo e strutturato, grazie anche al passaggio in legno del 15% del prodotto. Spicca la nota amara, amandorlata, la mineralità.
Malvasia “Juliae” IGT Venezia Giulia 2016. Un IGT “di ripiego”. Il grado zuccherino dell’annata era troppo alto per poter ottenere un vino che si fregiasse della DOC. Ne è uscita una Malvasia “subdulcis” con 10g/L di zuccheri, però ben bilanciati al palato con l’acidità. Presenti i profumi varietali e non possono anche qui mancare mineralità e sapidità.
Questi i nostri assaggi in questo assolato pomeriggio di inizio giugno.
Qui merita anche alzare gli occhi dal calice: il silenzio di un piccolo borgo, i colori della campagna e la rusticità del casale, con annesso B&B.
Forse il paradiso è sulla terra. Ed è in posti come questo.






