Il Friuli incontra la Toscana

Due regioni, due cantine, due vignaiole, cinque vini messi a confronto.

 

Una degustazione che ha riscontrato un grande successo, quella di venerdì 26 novembre, presso l’Azienda agricola Monica Vettor (San Quirino, PN).

Monica ci ha ospitati nella magica atmosfera della sua sala di degustazione, per una serata che ci ha fatto scoprire la sua storia, la nascita della sua azienda ed i suoi prodotti, assieme a quelli dell’Azienda agricola Le Falene (Gavorrano, GR).

Ma cosa c’entra Monica Vettor con le Falene?
Cosa c’entra il Friuli con la Toscana?

Monica Vettor

Monica è nata “in mezzo al vino”. Nelle Grave del pordenonese, dove avere alcuni filari di vigneto era il minimo per ciascuna famiglia.

La sua è sempre stata una famiglia unita, con la visione controcorrente del padre che guidava l’impegno di tutti alla crescita dell’azienda famigliare.

È così che nel 1969 nasce la prima etichetta della Tenuta Vettor Antonio e figlio con inciso il profilo del Municipio di Pordenone e nel 1982 si avvia l’ampliamento della proprietà, con l’acquisto di nuovi terreni collocati nella frazione di San Foca (comune di San Quirino), all’interno dei Magredi del Cellina e la consulenza di importanti enologi friulani e trentini.

“Mi sembra ancora di vedere le mani viola di mio padre Claudio che faceva il vino, i giorni dei travasi a novembre, quando il nostro cortile si riempiva di colori, l’arrivo delle botti in cemento nella prima cantina, le giornate trascorse ad imbottigliare al freddo, con gli schizzi del vino che mi sporcavano il viso.”

Ricorda Monica.

Si arriva poi fino agli anni ’90, quando Monica e il fratello Marco uniscono le loro competenze tecniche, commerciali ed enologiche. Inizia un percorso che porta nel 2006 alla creazione del nuovo logo Quinta della Luna e, poco dopo, ad abbracciare il metodo del Prosecco.
Gli anni passano. Rimane la Tenuta Ronco del Falco da portare avanti e la visione al futuro dei due fratelli per i loro figli. Prendono così la decisione di dividersi nel lavoro, mantenendo però unita la strada del vino.
Nel 2020 Monica dà vita al suo sogno: un progetto personale tutto al femminile: lì, dove c’era la Tenuta Ronco del Falco, fonda l’azienda che porta il suo nome.

“Traggo ispirazione da ogni angolo o dettaglio più incantevole dell’azienda, dalla luce che filtra nella cantina, ai fiori che sbocciano tra i filari, che mi ricordano le Dalie raccolte dalla nonna Irma, alle montagne a San Leonardo, così imponenti e austere, pronte a proteggere i miei vigneti dalle correnti più fredde.”

Inizia il suo percorso con due vini, quelli che in questa serata abbiamo assaggiato.
Cavalcando l’onda del mercato, esce con il Prosecco Rosè DOC Brut 2020 (11,5° alcol).
E quale vino se non proprio questo rispecchia più di tutti il territorio, il suo legame con il passato e con la famiglia, unendo nel rosa di questa bollicina, la sua forza femminile?!

Le uve di Glera (90%) e Pinot Nero (10%) vengono vendemmiate, separatamente, a mano e trasportate in cantina a bassa temperatura, dove poi avviene una macerazione sulle bucce di 24 ore. In seguito alla pressatura e alla fermentazione alcolica, avviene l’assemblaggio e la rifermentazione secondo il metodo Charmat con una permanenza sui lieviti di 90 giorni; in seguito all’imbottigliamento, il vino, viene lasciato affinare circa 3 mesi prima di essere immesso sul mercato.

Ne esce una bollicina rosa tenue brillante. Al naso, il Pinot Nero non si fa sovrastare dalle note floreali e fruttate del Glera, e regala eleganti frutti rossi, il tutto avvolto da una raffinata nota minerale, ancor più presente al palato. Un sorso fresco, con una buona acidità che dona, alla stesso tempo, un corpo avvolgente che si pone in perfetto equilibrio con le note olfattive. Il finale è lungo ed estremamente piacevole.

Insieme al primo vino, esce il piatto con i prodotti del territorio del accompagneranno la serata: i formaggi dell’azienda Re Caprone (Polcenigo, PN) ed i prodotti dell’Agriturismo L’Acero Rosso (Sacile, PN)

L’assaggio del Prosecco Rosè Brut è accompagnato da un crostino con della soffice ricotta fresca di capra ed un chutney di pomodorini.

Il secondo vino con cui Monica ha deciso di dare il via al suo progetto personale è il Pinot Grigio: “Ho scelto il Pinot grigio perché credo molto in questo vitigno, nelle sue potenzialità e nella sua rinascita”.
Quando ci apprestiamo ad assaggiarlo capiamo tutti che non è il solito Pinot Grigio Friuli Grave DOC (2020, 12,5° alcol) che siamo abituati a bere.
Il suo giallo dorato intenso ci intriga: 6 ore di macerazione sulle bucce che regalano colore e intensità di aromi al naso che spaziano dai fiori gialli, fiori di campo, alla frutta matura (pera, mela cotogna, mela verde), fino a soffuse note di miele, pietra focaia ed erbe balsamiche fresche. Al sorso ci regala una bella struttura ed una buona acidità. Un vino giovane ma di carattere.

L’ha accompagnato una caciottina di capra (formaggio a pasta morbida con stagionatura di 20 giorni, dal sapore dolce e delicato) abbinata ad una composta di pomodori verdi.

Il Friuli… le Grave del Friuli

Il Friuli che abbiamo conosciuto in questa serata, attraverso i vini di Monica, è il Friuli delle Grave (dal latino gravis, “che ha un peso relativamente grande”). Le Grave sono, infatti, i ciottoli arrotondati formati dalla millenaria azione erosiva delle acque dei fiumi Meduna, Cellina e Tagliamento, che nel loro scorrere verso il mare hanno depositato lungo le pianure il materiale calcareo-dolomitico strappato alle montagne.
La presenza delle grave, più evidente e grossolana a ridosso dell’arco montano, e poi più fine e rarefatta a sud andando verso il mare, determina le peculiari condizioni climatiche caratteristiche di questo territorio.
La presenza superficiale di ciottoli ai piedi delle viti permette durante il giorno l’accumulo del calore e il suo successivo rilascio durante la notte, fattore che influenza l’oscillazione della temperatura tra giorno e notte soprattutto sul finire dell’estate quando l’uva raggiunge il suo massimo grado di maturazione.
Le montagne che incorniciano il territorio fungono da riparo dai venti freddi del nord e congiuntamente all’azione benefica del mare Adriatico creano un habitat particolarmente adatto alla coltivazione della vite.
Le Grave del Friuli sono, quindi, un territorio in cui la vite ha trovato un luogo ideale per crescere dando origine a vini di alta qualità: freschi, fruttati ed eleganti nelle varietà a bacca bianca; armonici, di corpo e profumati che si prestano molto bene anche all’invecchiamento in botti di legno, nelle varietà a bacca rossa.

Conclusi gli assaggi friulani, ci prepariamo a farci avvolgere dai profumi e sapori della Toscana.
Tre i vini degustati che portavano con sé tutto il terroir dell’area costiera della Maremma toscana.

Vincenza Folgheretti

Il mondo del vino è entrato nella vita di Vincenza un po’ per curiosità ed un po’ per sfida: un giorno qualcuno le disse “il settore del vino regala tante gratificazioni, peccato che tu sia donna”.
Questo l’ha spronata negli studi, l’ha portata a collaborare con numerose aziende in Italia e all’estero e fatto comprendere che essere donna in un settore storicamente maschile è solo un grande valore aggiunto.

Dice di Monica:

“Con Monica nacque subito una straordinaria empatia, dettata probabilmente dalle sfide che ognuna di noi stava in quel momento affrontando in questo straordinario settore, lei come produttrice, io come enologa. I vini che produciamo sono unici, raccontano della terra in cui nascono e soprattutto, sono la massima espressione dello straordinario carattere che contraddistingue Monica Vettor.”

Le Falene

L’idea nasce nel 2016 quando Vincenza, siciliana, trapiantata in Toscana, dopo la Laurea in Enologia all’Università di Pisa, incontra Massimo Casagrande (agrotecnico con varie esperienze nel settore, dalla promozione alla commercializzazione, passando per la gestione di ristoranti e wine bar, fino alla conduzione in prima persona di importanti cantine). Entrambi consulenti di aziende vitivinicole, quindi, desiderano dar vita a un loro progetto, sorto dalla comune passione enoica.

Partono da piccole parcelle di vigneto in stato di semi abbandono o destinati a diventarlo, lungo la costa maremmana, zona in cui risiedono e che considerano ideale per creare ciò che hanno in mente.
L’occhio è cascato su tre territori molto diversi:
– 2 ettari a Scarlino (Grosseto), con terreni sabbioso – argillosi, adatti alla coltivazione del Vermentino e del Syrah (dai richiami marini)
– Un altro ettaro nel comprensorio di Montescudaio per l’internazionale Cabernet Franc, che in quell’areale ricco di ossidi ferrosi dà risultati sorprendenti per freschezza e golosità di beva.
– Mezzo ettaro a Bolgheri (Livorno), dedicato al Sangiovese. Ricco e denso. Un grande vino prodotto in solamente 600 bottiglie all’anno.

Il progetto commerciale nasce, alla fine del 2018, volutamente piccolo, con la volontà di crescere man mano che si aprono nuovi mercati: pochi ettari, una piccola cantina ma funzionale in affitto. 6000 bottiglie annue prodotte.

In vigna l’idea è quella di intervenire il meno possibile: rame, zolfo, lotta integrata e niente diserbi.
L’età media delle piante è giunta ormai a piena maturità e si sente all’assaggio dei prodotti, per nulla acerbi o esuberanti, ma ricchi di personalità e di corpo.
In cantina lieviti e solforosa utilizzati con buon senso.
Affinamenti in cemento e barrique.
Prima annata in bottiglia: il 2017 che, per i rossi, abbiamo degustato in questa serata.

“Devono essere vini che rispecchino il territorio: mare, sole, costa. Così siamo anche noi per carattere, positivi e solari”  Raccontano i titolari.

E la falena, simbolo dell’azienda, per antonomasia, ama proprio chiarore, luce e calore.

I mercati ad ora sono prevalentemente esteri, con una piccola presenza in Toscana e nel Nord Italia.

Il nostro terzo assaggio è stato Le Falene Bianco IGT Toscana 2019 (13,5° alcol): 100% Vermentino. Un vino semplice, ma non facile. Dopo la vendemmia manuale, in cassette, le uve vengono diraspate e, dopo 48 ore di crio-macerazione, sottoposte ad una leggera pressatura. Il mosto fermenta per il 90% in tini di acciaio a bassa temperatura (16°C), mentre il 10% fermenta e matura in barrique da 225 litri. Dopo 6 mesi avviene l’assemblaggio e, quindi, l’imbottigliamento.

Al colore si presenta giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso spiccano delicate note floreali di zagara e ginestra, erbe aromatiche, pompelmo giallo, lime e pietra focaia; intensa è la nota salmastra che emerge. Al palato è rotondo, sapido e fresco con una lunga persistenza.

È stata scelta della ricotta leggermente affumicata con legno di faggio accompagnata da melanzane grigliate sott’olio con cipolla, come abbinamento gastronomico.

Non si può parlare di Toscana senza versare nel calice dei grandi rossi.

Le Falene Rosso IGT Toscana 2017 (14,5° alcol) ha riempito il quarto calice della serata, accompagnato dal Formajo Re Caprone, uno stagionato di 2 mesi, prodotto da latte crudo appena munto, affinché mantenga tutte le proprietà del latte ed i profumi e i sapori del fieno del territorio di cui si nutrono le capre. L’assaggio è stato abbinato ad una composta di peperoni e cipolla.
Sapori e profumi nel piatto che richiamano quelli nel calice di questo vino, ottenuto da Cabernet Franc e Syrah. Vendemmia sempre manuale per tutte le uve. Ciascuna varietà fermenta separatamente alla temperatura di 27°C e la macerazione dura almeno 25/30 giorni. La fermentazione alcolica e la fermentazione malolattica avvengono in cemento, mentre la maturazione avviene in barrique di rovere francese (da 225 litri) per circa un anno. Un successivo pre-affinamento in cemento precede l’imbottigliamento, effettuato senza filtrazione.
Rosso rubino intenso, quasi impenetrabile; al naso regala un bouquet armonico dove prevalgono gli aromi fruttati e speziati dello Syrah a cui si susseguono poi le note più fresche e vegetali del Cabernet Franc: piccoli frutti neri e rossi maturi, pepe nero, chiodi di garofano, peperone, foglia di pomodoro, erbe balsamiche. Immancabile è la nota marina conferita dalla vicinanza al mare. Tannini fini ed eleganti al palato, con freschezza ed equilibrio.

Concludiamo con “il grande” Sangiovese: Le Falene Sangiovese IGT Toscana 2017 (14,5° alcol).
La vinificazione delle uve inizia come per gli altri vini; almeno 25/30 giorni di macerazione per estrarre tutta la forza e l’aromaticità di questo vitigno. Fermentazione malolattica svolta in barrique di rovere francese nelle quali, poi, il vino affina per 2 anni, per poi essere imbottigliato, anche in questo caso, senza filtrazione.
Regala alla vista un bel rosso rubino con leggeri riflessi granati. Un bouquet intenso al naso che ricorda la prugna, la ciliegia matura, le rose rosse e le viole, accompagnate da sentori balsamici e note iodate che richiamano il mare e la brezza tipica del bolgherese. Un leggero tannino al palato, accompagnato da una vena acida (per niente invadente), gli conferisce lunga vita in bottiglia. Morbido, elegante, rotondo e dalla lunga persistenza sensoriale.
Il Formajo Re Caprone stagionato 5 mesi accompagnato dalla confettura di prugne equilibra e sposa il sorso.

Cinque grandi vini dal carattere differente ma legati da un fil rouge comune….

Ma avete capito cosa c’entra quindi il Friuli con la Toscana, Monica con Vincenza?
In questa serata, i partecipanti l’hanno scoperto…
Se non l’avete capito e siete curiosi, vi aspetto alla prossima degustazione che riproporremo, viste le numerose richieste, dove verrà svelato anche a voi il segreto di questa unione!

Una serata che si è rivelata ricca, piacevole e magica: il fuoco nel camino a scaldarci, l’atmosfera, la compagnia, i buoni vini ed i buoni prodotti che ci hanno accompagnato.
Un gran finale con un risotto (Riso carnaroli La Fagiana) alla zucca (L’Acero Rosso) e salsiccia croccante ad unire le chiacchiere di tutti in nuove amicizie.