Papaveri e… vino


Crespelle con rosolacci e Sauvignon Vigna Tratta di Maso Grener
Ma voi lo sapete che quel fiore rosso che ricopre i campi agli inizi dell’estate è un ottimo ingrediente primaverile?
Il papavero dei campi (Papaver roheas) detto anche papavero comune o rosolaccio è una pianta delle Papaveracee considerate infestante nei campi di cereali. Infatti, a causa dell’uso abbondante di diserbanti, purtroppo, nelle nostre campagne se ne trovano sempre meno.
Il nome “rosolaccio” sta a significare proprio “rosa dei campi”.
I papaveri quando sono in fiore sono inconfondibili; non è facile, invece, riconoscere le giovani e tenere piantine adatte per il consumo. Infatti, solo queste possono essere consumate come verdura, al pari di tutte le erbe spontanee della stagione. Vengono raccolte solitamente agli inizi della primavera, da occhi attenti ed esperti.
Lavate e pulite per bene vengono utilizzate in svariati modi: in insalate, in minestre, in frittate o semplicemente come contorno cotto.
Io le ho sbollentate, saltate poi in padella con olio evo, sale e pepe ed un pizzico di noce moscata. Una parte l’ho tritata e una parte frullata con un po’ di acqua di cottura e ci ho farcito delle crepes.
Il loro gusto erbaceo, deciso, ma con note dolci le rende particolari al palato.
Un piatto arricchito dalla presenza della besciamella e del formaggio grana, con la struttura e l’aromaticità dell’uovo della crespella.
Questi i caratteri che ho tenuto presente scendendo in cantina…
Ho cercato un vino che accompagnasse le note vegetali del piatto; ma allo stesso tempo avevo bisogno di ulteriore aromaticità e struttura per reggere la crespella, non trascurando una buona vena acida per sgrassare la parte “untuosa” conferita da besciamella e formaggio.
Sono ricaduta su un vino che avevo assaggiato qualche anno fa, ma che l’evoluzione in bottiglia avrebbe soddisfatto le mie aspettative: un Sauvignon Trentino (Vigna Tratta, DOC 2016), quello di Maso Grener. Una cantina a Pressano di Lavis di cui vi avevo già parlato. I loro vini sono vivaci ed espressivi se bevuti subito, ma con una longevità che regala interessanti evoluzioni se si dimenticano in cantina qualche anno…
Stappo e il naso è invaso di frutta che ricorda il cedro, l’albicocca, la buccia di arancia, la pesca e la pesca noce bianca, il mango e la papaya, la mandorla e sfumature di note agrumate. Non mancano note minerali e vegetali di peperone verde e giallo e foglia di pomodoro. Al palato ha la complessità che mi aspettavo e che speravo per reggere il piatto: rotondo, pieno, corposo, sapido e con una buona acidità; l’aromaticità e persistente al retrolfatto e accompagna egregiamente il pranzo dai sapori primaverili.
