Una giornata di sorsi di territorio

Collio Bianco da uve autoctone

Mercoledì 6 maggio sono arrivata a San Floriano del Collio sotto un cielo scuro ed una pioggia battente.
L’entusiasmo per l’invito ricevuto dal Gambero Rosso e dalla famiglia Muzic sopperiva a questa grigia giornata: una giornata di scoperte e confronti che si è confermata un arricchimento del mio bagaglio culturale e professionale in questo meraviglioso mondo enologico.
Una giornata speciale dove ho capito che, la ormai decennale conoscenza con Fabijan, si arricchisce ogni volta sempre più ad ogni nostro incontro, come se non ci fosse mai fine alla scoperta delle sfaccettature di questo territorio, di questa azienda e dei suoi vini.

L’accoglienza dei professionisti giunti da tutto il Friuli Venezia Giulia sotto il porticato, ma con la vista sul panorama che ci circondava, ovattato dalla pioggia che cadeva, è stata affidata ad Elija e Fabijan, i padroni di casa, assieme a Valeria Roberto e Giuseppe Carrus, curatore della Guida “Vini d’Italia” del Gambero Rosso.

Passiamo subito al cuore pulsante dell’azienda: la cantina. Piccola, ma ricca di tutto: storia, ricordi, botti di legno e di acciaio, la tradizione che si amalgama con il presente.
La famiglia Muzic è parte di questa terra dal 1927 quando giunsero in località Bivio di San Floriano del Collio, a lavorare come mezzadri, in una terra segnata dalla Grande Guerra e da un mondo che aveva voglia di ripartire. Solo nel 1963, i nonni di Fabijan ed Elija, Luigi e Jolanda, acquistano la proprietà, ma è dalla fine degli anni ’70 che Luigi ed il figlio Ivan iniziano a concentrarsi sulla viticoltura. La prima bottiglia con il marchio “Muzic” viene messa in commercio con l’anno 1990: il vino non andava più venduto sfuso, bisognava investire negli acquisti delle bottiglie, nelle etichette, in un grafico che creasse un’immagine commerciale dell’azienda, bisognava buttarsi a capofitto nel mondo del vino, i turisti oltre confine che giungevano con la damigiana a prendere il vino sfuso alla frasca non aiutava a stare al passo con i tempi: bisognava investire in un brand.
Bisognava volare alto, ma rimanendo con i piedi ben radicati nella ponca e tra le radici di Tocai Friulano, Malvasia istriana e Ribolla gialla.
Questi sono i bianchi autoctoni che qui avvolgono le colline.

È stata una giornata che aveva il profumo di tutto il territorio.

Dopo la visita alla cantina ci siamo riuniti attorno al grande tavolo della sala degustazione per condividere la prima Masterclass: Verticale di Friulano e Tocai friulano della cantina ospite.
Un emozionante viaggio a ritroso di sei annate dal 2021 al 1999raccontata qui-, che ci ha permesso di scoprire l’evoluzione e la longevità di questo vitigno.
2013 e 1999 i sorsi che mi sono rimasti nel cuore: vivo, complesso estremamente equilibrato e sprizzante di giovinezza il primo, avvolgente ed ammaliante, ancora croccante il secondo.

Cristian Nardulli, giovane chef della Taverna sul Collio, a pochi passi dalla cantina, ci ha deliziato in un light lunch con le sue strepitose preparazioni a km 0: frittate con erbe spontanee, finger food di frico, cinghiale tonnato, caprese rivisitata, tartare, paninetto con pulled pork di cinghiale, cavatelli al sugo di cervo, formaggi e focacce,…

Una piccola pausa che ha creato il convivio di tutti noi presenti, circondati dai serbatoi della cantina, per poi radunarci nuovamente per la seconda esperienza del pomeriggio: la Masterclass “Collio Bianco da Uve Autoctone: una nuova identità territoriale”.

“Grazie alla pioggia di oggi sono riuscito ad avere qui tutti i produttori. In una giornata di sole chi li toglieva dal loro lavoro in vigna…?!” mi sorride Fabijan. 13 in tutto, raccolti attorno al nostro tavolo, uno a fianco all’altro, allo stesso modo in cui portano avanti il progetto che hanno abbracciato. Tutti in linea verso un obiettivo comune, senza che nessuno sgomiti per essere un passo più avanti degli altri. Lo dimostra l’etichetta comune dove il territorio prevale su ciascuna identità: il territorio è il protagonista.

Ho sempre seguito il progetto Collio Bianco da Uve Autoctone “da lontano” ma con occhio attento, fermamente convinta del suo valore e dell’intento dei produttori che lo sostengono: Muzic, Edi Keber, Terre del Faet, Marcuzzi, Korsic, La Rajade, Cantina Produttori di Cormons, Ronco Blanchis, Manià, Vigne della Cerva e le prossime new entry: Tenuta Stella, Humar, Specogna, Thomas Kitzmüller.

Il Collio Bianco “Stare Brajde” dei padroni di casa è l’apripista delle 10 etichette 2023.
Sorso dopo sorso si rivelano molto diversi tra loro, si sente in ciascuno l’impronta dell’azienda, la firma del vignaiolo, ma tutti sono legati da un filo comune: il territorio e la tipicità dei vitigni.
Rotondi e morbidi i calici di Muzic e Korsic, fini ed eleganti quelli di Keber, La Rajade e Manià, particolarmente identitari quelli di Terre del Faet e della Cantina Produttori di Cormons, verticali e diretti quelli di Ronco Blanchis e Vigne Della Cerva, distinguibile e personale quello di Marcuzzi.
Sfaccettature che li fanno apprezzare tutti, chi per una qualità chi per un’altra.

Tre le anteprime che abbiamo assaggiato annata 2025, alcune ancora fresche da vasca: Tenuta Stella, Humar, Specogna.

Un progetto che vede una strada aperta davanti a sé, ancora in costruzione.

“Cosa ci aspettiamo nel prossimo futuro?” è la domanda di conclusione che rimane nell’aria con il sole che inizia ad illuminare il verde del paesaggio che ci circonda.
Sicuramente il proseguire l’obiettivo di un’identità territoriale condivisa con confronti, parole, aiuti reciproci e con valori fermamente fondati tra i produttori legati nel nome del “Collio Bianco da Uve Autoctone” e che valgono più di un Disciplinare di produzione che molto spesso indirizza forzatamente verso strade sbagliate e omologate.